| Dal Numero Unico della 73 Targa Florio: Il ritorno della Targa Florio, sia pure in edizione rally, al suo ambiente naturale di Floriopoli non può non richiamare alla mente la prima edizione della corsa che abbia preso il via appunto dal "villaggio" allestito da don Vincenzo Florio in quel sito nella zona di Cerda. Gli impianti, costruiti in modo permanente, si sarebbero incendiati qualche anno dopo, per essere ricostruiti poi sullo scheletro iniziale, ovviamente abbelliti e rammodernati. Era la Targa della rinascita dopo la prima guerra mondiale, programmata per il 23 novembre 1919, decima edizione della corsa che questa volta si sarebbe disputata su quello che fu definito il «medio circuito» delle Madonie. partendo da Cerda per farvi ritorno dopo avere toccato Caltavuturo, Polizzi, Collesano, Campofelice. Previsti quattro giri per complessivi di 432 chilometri. Una Targa finita quasi in barzelletta e poi vedremo perché. Innanzitutto va detto che partirono in venti equipaggi, ma ne arrivarono al traguardo in tempo massimo appena cinque; primo Andrè Boillot su Peugeot in 7 ore 51 '01 "8 alla media di kmh. 55,026; secondo Antonio Moriondo su Itala in 8,21'46"; terzo Domenico Gamboni su Diatto in 8,33'28"4; quarto Giulio Masetti su Fiat in 8,34'19"; quinto ed ultimo Giovanni Negro su Nazzaro in 8, 52'51". Di Boillot il giro più veloce, il primo, in 1,54"26"4 alla media oraria di km. 56,626. Fra i partenti, accanto ai veterani Boillot e Thomas, alcuni illustri sconosciuti come un certo Enzo Ferrari, Antonio Ascari oppure gli allora anonimi Campari e Masetti. Una corsa micidiale per le condizioni atmosferiche proibitive: peraltro c'era chi — come Enzo Ferrari — lungo il viaggio di trasferimento se l'era vista brutta: in Abruzzo, era incappato in una tormenta di neve, dovendo duellare anche con un branco di lupi affamati. E non mancarono gli incidenti, il più drammatico dei quali mise subito k.o. Ascari senior finito con la sua Fiat in un burrone, incastrato però fra i rollami della vettura senza che alcuno di accorgesse di lui. Fu soltanto a fine corsa che gli organizzatori, in un giro di perlustrazione, lo notarono in fondo alla scarpata e poterono soccorrerlo. Boillot fece il pieno delle disavventure, finendo sei o sette volte fuori strada. Al primo passaggio dinanzi alle tribune si distrasse ed andò a cozzare contro una palizzata, potendo comunque ripartire senza danni eccessivi. Poi, ritiratosi Thomas, suo grande rivale. Boillot poté proseguire di conserva ma, a pochi metri dal traguardo, tirato improvvisamente il freno a mano, provocò un patatrac. La sua vettura fece alcune piroette finché non andò ad incastrarsi nella palizzata della tribuna tanto da provocare un fuggì ruggì generale. Poi furono in molti a tornare sui loro passi, per aiutare Boillot ad estrarre la vettura dai legni che l'avevano ricoperta, tentando anche di spingerla a mano fino al traguardo visto che s'era resa inservibile. Ma i commissari, ligi al regolamento, sconsigliarono il pilota di accettare aiuto dagli estranei: solamente il suo meccanico avrebbe potuto accompagnarlo nella «manovra di spinta». A quel punto Boillot, che era rimasto con l'auto girata nel senso opposto di marcia, scoprì che comunque il motore avrebbe potuto funzionare; dunque, salito a bordo, tentò di procedere a marcia indietro, per tagliare comunque il traguardo. Di nuovo i commissari lo ammonirono: «La gara .si completa a marcia avanti!», sentenziarono. Fu a quel punto che mister Ernest Ballot, il costruttore della vettura che era stata pilotata e portata fuori strada da Thomas, si avvicinò a Boillot cavallerescamente, suggerendogli di portarsi qualche centinaio di metri più indietro dove c'era uno spiazzo utile per invertire la marcia. Così fu che il dominatore della corsa poté ripercorrere due volte il vialone d'arrivo che porta a Floriopoli, per vincere la sua Targa del '19. Moriondo, secondo dopo circa mezz'ora ma primo fra gli italiani, sarebbe stato poi protagonista d'un'altra scenetta succosa: caricato di peso dagli spettatori festanti al suo arrivo, si liberò furiosamente dalla presa e scappò su per la collina, imboscandosi. Tornò dopo cinque minuti, rasserenato in viso. Non aveva vinto la Targa, aveva anche rischiato di perdere la corsa con la... pipì o qualcos'altro. |