NINO VACCARELLA

1933


1958 42^ TARGA FLORIO LANCIA AURELIA B20

 VACCARELLA / GIACONE

ritirati.

1959 43^ TARGA FLORIO MASERATI A6GSC

 VACCARELLA / "SOLIMECOS" decimi assoluti.

1960 44^ TARGA FLORIO MASERATI 61

 VACCARELLA / MAGLIOLI ritirati.
 

1961 45^ TARGA FLORIO MASERATI 63

VACCARELLA / TRINTIGNANT quarti assoluti.
 
 

1962 46^ TARGA FLORIO PORSCHE 718 RS61 VACCARELLA / BONNIER

terzi assoluti.
 

1973

1975 59^ TARGA FLORIO
 

 

Vaccarella un campione, un mito.
La storia automobilistica del pilota siciliano Nino Vaccarella raccontata da chi quella storia l'ha vissuta da protagonista. Il libro dal titolo "Il Preside volante", edito da Flaccovio, è stato presentato nell'elegante cornice di Villa Niscemi, alla presenza dei giornalisti Marcello Sabbatici, Luigi Tripisciano e di un rappresentante della Ferrari.
Scritto con un linguaggio semplice ed avvincente, il volume ripercorre cronologicamente le tappe della straordinaria camera sportiva del campione siciliano. Nino Vaccarella non è stato soltanto un grande pilota. "Il Preside volante", com'è soprannominato in tutto il mondo, ha incarnato la passione sportiva dei tantissimi siciliani che si riconoscevano in lui e che smobilitavano ogni anno per assistere alla "sua" gara, la più antica e impegnativa del mondo: la Targa Fiordo. Essa rappresentava una festa di popolo, un miracolo di sportività che non ha avuto eguali in nessun'altra parte. E Vaccarella fu il protagonista di ogni edizione. Vincendo o perdendo, grazie alla sua guida spettacolare e coraggiosa, sapeva ripagare l'entusiasmo e lo spirito di sacrificio con cui i tifosi assiepavano giorno e notte le colline lungo il tracciato delle Madonne.
Ad ogni edizione Vaccarella trionfava sempre e comunque perché la gente lo spingeva idealmente al traguardo, immaginandosi al volante della sua Ferrari. Indimenticabili e commoventi sono state le scene di disperazione del pubblico quando nella famosa Targa del 1967 fu costretto al ritiro al secondo giro per un banale incidente, nei pressi di Collesano, nel tornante del bivio per Piano Battaglia; incidente che gli fece perdere una gara già vinta. "Fu una grande amarezza - dice Nino Vaccarella. - Mai nessun altro ritiro fu tanto amaro e sofferto e mi fece riflettere sull'errore dovuto ad un eccesso di velocità e non a un saluto incauto verso la folla, come fu detto e scritto da qualche malizioso giornalista".
Erano anni in cui la passione agonistica prevaleva sugli interessi economici, regalando a una manifestazione come la Targa Florio quel sapore romantico che non conoscerà paragoni nella storia. Ma alla Targa va anche il merito di avere contribuito a rendere famoso il nome Ferrari nel mondo. La 250 TR, le 246 Sp e la 312 P si arrampicavano sul tortuoso circuito stradale delle Madonie, sfrecciando a pochissima distanza dagli appassionati che assistevano al passaggio di quei bolidi sul margine della strada.
Dopo 18 anni di attività, oltre 120 gare disputate, 9 partecipazioni in Formula 1, tanti podi assoluti e tre Targhe Florio vinte, Nino Vaccarella si ritirerà dalle corse. Poco tempo dopo gli verrà conferito l'ambito riconoscimento di Cavaliere all'ordine e al merito della Repubblica Italiana.
Il libro delle sue memorie esce a tre anni di distanza dalla celebrazione dei 50 anni della Ferrari e alimenta l'amore per questo sport e per chi custodisce nel cuore il mito della casa di Maranello, ma rappresenta soprattutto un'importante testimonianza di agonismo e passione sportiva che appartiene ad un'epoca ormai lontana.
MARCO VACCARELLA

  
  

 

 
Nato a Palermo il 4.3.1933. Gran Premi disputati 5. Laureato in giurisprudenza, è preside in un istituto superiore oltre che pilota di livello internazionale.
Più che per l’attività in Formula 1, è ricordato per le vittorie con le vetture Sport e i prototipi. Pilota ufficiale della Ferrari, vince la 24 Ore di Le Mans nel 1964. Dal 1968,
con la parentesi alla Ferrari nel 1970, gareggia per l’Alfa Romeo. Nel suo albo d’oro tre vittorie alla Targa Florio, di cui è stato il migliore specialista, e molti piazzamenti di
grande prestigio.

DOMENICA CORSE MARTEDI' SCUOLA

Se c'è un personaggio che è divenuto tale proprio col cercare di non esserlo questi è Nino Vaccarella, trentottenne neo campione d'Italia, che ha atteso pazientemente per quattordici anni che i'automobilismo « ufficiale » si ricordasse in qualche modo di lui, un pilota che può vantare un « palmaire », per dirla con i francesi, tra i più invidiabili, ma che soprattutto per il suo spirito distaccato, poco propenso alla polemica e alle pressioni sulle decisioni altrui, si trova regolarmente, di anno in anno, in caccia di un posto in una squadra ufficiale. Né gli sono valido passaporto in questa ricerca le vittorie in gare del calibro della « 24 Ore » di Le Mans, o della « 12 Ore » di Sebring, o della « 1000 Km » del Nürburgring o la « doppietta » della Florio. Non basta tutto questo, a quanto pare, né una invidiabile costanza nel rendimento a fare interessare concretamente i «bigs» dell'automobilismo sportivo a una sempre presente candidatura di Vaccarella.
E così, a riprova di questo stato di provvisorietà perenne della sua carriera il siciliano dell'AUTODELTA si trova anche quest'anno con un contratto a mezzo servizio, di volta in volta accoppiato presumibilmente a un compagno nuovo, e questo nonostante i risultati conseguiti nella passata stagione, dalla strepitosa vittoria in Targa Florio, al secondo posto assoluto di Zeltweg dietro il cinque litri Porsche, dal quarto posto di Spa col turismo due litri, alla bella prova della « 1000 Km » di Monza.
Vaccarella comunque, nonostante un curriculum da- fare invidia a chiunque, che lo ha visto al volante di vetture altisonanti come le Ferrari, le Alfa, le Ford GT 40, i 917 Porsche, i Maserati, le Matra o le Lotus e a fianco di compagni come SCARFIOTTI, Trintignant, Abate, Bonnier, Mairesse, GUICHET, Rodriguez, Bandini, Rindt, Muller, Bianchi, Surtees, Andretti, Giunti, resta un pilota a mezzo servizio, uno che col professionismo ha solo qualche attinenza. E il suo « mezzo servizio » non lo vede impegnato su due fronti, per esempio la formula e i prototipi, ma più semplicemente tra le corse e la scuola, quella « sua » scuola tanto odiata a parole ma alla quale, questo è ampiamente dimostrato, mai e poi mai saprebbe rinunciare.
E mentre del Vaccarella pilota chi mastica di automobilismo sa quasi tutto, dagli inizi stentati nel '57 con l'Aurelia argentata al « grande amore » per Ferrari, dall'impasse della Formula 1 al brutto incidente del '63 al Nürburgring, di Vaccarella professore si sa poco o nulla.
Il « preside volante » è il maestro riconosciuto del compartimento stagno. E così, regolarmente, inseguendo gli aerei più imprendibili, lo si ritrova il lunedì mattina in Istituto, magari con gli occhi un po' arrossati per la mancanza di sonno, arrivato fresco fresco da Monza o dal Nürburgring, anche se in questo campo il suo record personale resta l'essere riuscito a fare lezione il martedì mattina a Palermo dopo la vittoria a Sebring del '70.
Tradizionalista oltre 'il credibile, il « professore » è un metodico per vocazione. Vive con la madre, anche lei preside di una scuota elementare, ma da buono scapolo ha uno splendido attico sul mare di Palermo arredato con gusto e grande cura, tappezzato di coppe, riconoscimenti, manifesti e ricordi, tantissimi ricordi, dalle pagine ingiallite dei giornali al chiodo d'argento con cui fu messo in trazione per molti mesi dopo la brutta avventura del Nürburgring, dai pannelli con grandi fotografie ai modellini delle « sue » macchine.
Qui spesso sì riuniscono i suoi amici, si parla di corse, si organizza un tavolo di poker o, meglio, di scopone. Vaccarella infatti è disposto a subire qualsiasi critica, perfino sulla condotta in una gara, ma se volete ferirlo, ditegli che non è un buon giocatore di scopone. Sa in effetti di valere molto — dominatore com'è stato di alcuni campionati della specialità — e non rinunzia al suo rango. La partitina si improvvisa in ogni posto, magari ai boxes con i meccanici e i compagni di squadra durante una sessione di prove o perfino in aereo, durante una trasferta più lunga del solito.
Il « preside volante » comunque non è proprio preside, e questo è un mito che proprio lui tende a sfatare. Con precisione tipicamente scolastica tiene a precisare che il preside della sua scuola è la sorella. Lui è solo vicepreside oltre che insegnante di lingua straniera. A scuola comunque il professor Vaccarella non è molto propenso alle concessioni. Accetta il dialogo, lo scambio di esperienze con i ragazzi, ma quando si deve studiare non ci sono santi che tengano. In fondo, la scuola resta una cosa seria quanto le corse.
Cosa ha portato il titolo di campione assoluto '11 nella vita di Vaccarella? Sostanzialmente molto poco. Dopo le premiazioni e i festeggiamenti di questi giorni, che sono stati intensi pur senza raggiungere le punte parossistiche delle « processioni » post Targa Florio a Collesano, è rimasto soltanto un tantino di serenità in più. I prossimi impegni sono l'Argentina, poi forse Sebring, Monza, Spa, la Targa, Zeltweg. Tutto però con tanto possibilismo, in pieno clima pirandelliano. E così l'Alfa, che si trova ad avere finalmente fra i propri piloti il « numero uno » dei conduttori made in Italy, riprenderà il dialogo col siciliano sul « così è se vi pare ».
Son passati tanti anni da quella Trapani  - Erice del '57 che vide al via un giovane sconosciuto con un 2500 Lancia argentato. Molta acqua è passata sotto i proverbiali ponti, portandosi appresso l'amore viscerale per il mostro sacro Ferrari, portandosi appresso la chimera della Formula 1, portandosi appresso la certezza di non dover più dimostrare il proprio valore a nessuno.
Ancora oggi il neo campione d'Italia con 117 corse disputate cerca di far prendere coscienza ai propri « superiori » delle sue capacità. Proprio per questo lui non molla, e non trovando nulla di gratuito sulla strada continua a cercare di far meglio ogni giorno di più. Forse in questo sta il segreto della forma in costante, leggero, miglioramento del pilota delle Madonie, di cui ancora nessuno riesce a dire che ieri andasse più forte. In fondo, forse, la Vaccarella Story sta tutta qui.
Giulio Mangano