ALESSANDRO CAGNO

Alessandro Cagno detto Sandrin (Torino, 2 maggio 1883 – 23 dicembre 1971) è stato un pilota automobilistico, pioniere dell'aviazione e motonauta italiano. Nato da famiglia di modesta condizione, all'età di 13 anni venne assunto come apprendista nell'officina "STORERO", un'importante fabbrica torinese di carrozze, omnibus e bicicli che, sul finire del secolo, aveva iniziato a produrre tricicli a motore, su licenza della tedesca Daimler, denominati "Phoenix".Ben presto dimostrò passione e abilità per la meccanica e venne scelto da Luigi STORERO come suo meccanico nelle primissime competizioni per veicoli a motore. Occorre specificare che, a quei tempi, il meccanico seguiva la gara a bordo della vettura come secondo pilota. Tra i clienti dell'officina occorre segnalare Giovanni Agnelli il quale, verso il giovane "Sandrin", mostrò sempre una particolare considerazione, prima raccomandandolo come apprendista alla STORERO e, poi, reclutandolo per la sua nuova azienda; Cagno risulta essere il 3° operaio assunto dalla FIAT. Venuto il momento di creare il reparto corse, nel 1901, Agnelli ne affidò a Luigi STORERO la gestione, affiancandogli l'ormai indispensabile "Sandrin" e l'astro nascente Vincenzo Lancia. Fu collaudatore Fiat e autista personale del senatore Giovanni Agnelli, primo a percorrere con un camion da Torino a Mosca, primo ad aprire una filiale Fiat a Torino e campione di motonautica. La sua prima gara la disputa a 18 anni piazzandosi secondo sul circuito belga delle Ardenne nel 1902. La prima vittoria arriva nel 1904 alla corsa in salita Susa-Moncenisio. Nel 1905 al volante di una Gordon Bennet si piazza terzo alla gara in salita del Monte Ventoux .Nel 1906 partecipa e vince la prima Targa Florio al volante di una Itala. Ha concluso la sua carriera nel 1923.


Un bel ritratto del 1906 anno della sua vittoria alla 1^ Targa Florio.

ALESSANDRO CAGNO ancora sulla sua fida ITALA alla 2^ TARGA FLORIO del 1907, stavolta concluderà al 5^ posto assoluto.

 


 

ALESSANDRO CAGNO UN ARTISTA DELLA GUIDA

Il piemontese Alessandro Cagno fa parte del trio degli artisti della guida della prima generazione che comprende Nazzaro e Lancia e dette la massima impronta al pionierismo italiano «primo novecento». Pur essendo probabilmente un guidatore più istintivo ed estremamente sensibile, Cagno non era certamente meno misurato e preparato di Nazzaro e in numerose occasioni sapeva esser spregiudicato quanto Vincenzo Lancia. Fu nella terribile Parigi - Madrid (che vide la scomparsa di Marcel Renault) che egli dimostrò di possedere questa ultima dote e servì a rivelare il giovane collaudatore come un elemento di sicuro avvenire. Successivamente Cagno, con passione e tenacia, riusciva a dare una misura adeguata al suo stile, si da maturarsi come campione di fondo. E quelli erano tempi in cui le corse di fondo si trasformavano in massacranti maratone per gli uomini e le macchine ingombranti e pesanti.
Fu Luigi STORERO, il decano dei grandi piloti italiani di quel periodo a lanciare il suo pupillo in campo agonistico, che lo impose alla attenzione di Vincenzo Lancia, presentandoglielo nella qualità di collaudatore della officina FIAT che rappresentava. Certamente, Cagno seppe essere all'altezza della fiducia accordatagli, tanto da classificarsi terzo nella sua prima corsa, la Riunione di Saluzzo di 10 km. di distanza in quel malinconico 1901. Aveva appena 18 anni e alle prime esperienze di una attività che in seguito lo avrebbe formato come corridore ed uomo. Doveva essere, però, nella Coppa Gordon-Bennet che il torinese si rivelava ancor più compiutamente, ottenendo un terzo posto in lizza con i migliori piloti del momento. E nella edizione del 1905 della stessa prova, Cagno forniva una nuova dimostrazione di maturità. Quell'anno faceva parte della squadra FIAT che comprendeva appunto Nazzaro e Lancia così da comporre — come si è detto — il trio degli artisti della guida. Fra gli altri dell'epoca era in gara il celebre «gelido» Thery su Brasier, stilista perfetto quanto Nazzaro, che «guidava con la testa dentro il... cuore» cioè raziocinio più coraggio. Lancia e Nazzaro furono in quella prova i maggiori antagonisti di Théry e sopratutto nelle prime battute, quando i tre erano attaccati come francobolli l'uno dietro l'altro, alla stregua di moderni piloti da Grand Prix su pista.
Successivamente però, Lancia doveva cedere per avaria e, il duello si sviluppava fra l'inglese e l'italiano. E proprio qui che cominciava a rifulgere l'astuzia attendistica di Cagno che si lanciava all'inseguimento dei due protagonisti attaccando subito Théry senza alcun timore reverenziale. Lo stilista britannico non si aspettava certamente l'attacco di Cagno, dopo che Lancia aveva abbandonato, considerando come unico avversario valido l'impareggiabile Nazzaro. Théry ne fu realmente stupito a tal punto da cedere gradualmente lasciando il passo a Nazzaro che impostando la sua caratteristica azione di crescendo portava la FIAT al trionfo. Nazzaro vinceva, Théry era secondo, ma Cagno terminava terzo completando il successo Fiat. Con questa affermazione il giovane piemontese si inseriva nell'olimpo degli eletti della guida. Cagno aveva dimostrato di essere un corridore tanto audace quanto «da rimonta». Successivamente, lasciata la Fiat, e passato alla guida della sua indimenticabile «Italia», Cagno, nel 1906, realizzava quasi certamente il capolavoro della sua carriera di guidatore completo : la Targa Florio. Fu grazie a questo successo che la «Italia» si impose in campo europeo come marca di prestigio e di risorse innumerevoli. La «vera, futura macchina da viaggio» come la ebbe a definire il grande Vincenzo Florio. E dire che quella edizione del 1906 della Targa Florio era proprio la prima di una lunga serie della corsa più vecchia del mondo. Essa rappresentava una quasi «spaventosa» incognita per tutti i partecipanti, a causa del suo percorso, di cui si dicevano cose terribili. Basti ricordare che si trattava di un circuito stradale di km. 148 da compiersi tre volte per un totale di km. 446. Che diabolico quel Florio. Era proprio sceso nell'inferno per scegliere un percorso così orrido. Ma quanto utile sarebbe stato questo circuito per le macchine e per gli uomini! Vale la pena ricordare quella Targa del 1906 e Alessandro Cagno il grande protagonista. Su 22 partenti si presentarono soltanto 10 piloti al via per uno sciopero dei portuali a Napoli. Anche allora le cose non andavano diversamente da oggi!
Erano in corsa Cagno (Itala), Graziani (Itala), Bablot (Berliet), Rigai (Itala), De Caters (Itala) Le BLON (HOTCHKISS), Lancia (Fiat), Fournier (CLEMENT). Come si può notare la «Itala» formava una buona squadra. Cagno aveva grandi avversari come il francese Bablot, spregiudicato ed astuto, il belga Barone De Caters, generoso e scatenato, il caratteristico compassato Le BLON (che correva con la moglie nientemeno con funzioni di... meccanico) più somigliante al Capitano Nemo di Ventimila Leghe sotto i mari» che a un pilota da competizione. La Itala di Cagno era certamente più pesante della Berliet di Bablot e ben più rigida di guida, dunque rompi braccia e spezza reni. Alle 5,30 del mattino di quell'ormai leggendario 6 maggio 1906 i 10 «desperados del volante» prendevano il via. Sin dal primo giro la lotta divenne aspra con la polvere che accecava i 10 «forzati della guida» sulle loro monumentali auto sembravano fantasmi in folle processione avviluppati in nubi di polvere e ciottoli schizzanti da tutte le parti. Cagno con molta astuzia, destreggiandosi con abilità, sfruttava la potenza del suo motore insediandosi al comando pur sapendo di affrontare un più notevole consumo gomme del rivale Bablot. In curva, tuttavia, Cagno grazie al suo stile di «pilota da strada» (come oggi si direbbe) guadagnava, laddove gli altri perdevano per eccesso di foga nel disegno e nella manovra. Per un deplorevole equivoco a Bablot e Rigai ai boxes nei serbatoi di rifornimento nel corso della sosta del primo giro veniva versata acqua anziché benzina. Certamente Bablot veniva cosi a trovarsi in forte svantaggio per riprendere Cagno, ma si deve pur ricordare che il piemontese poteva andare incontro a guai di consumo non trascurabili.
Al momento del banale equivoco, Bablot era già molto attardato nei confronti di Cagno, e non pensiamo che la sua rimonta sarebbe stata agevole. Del resto, l'azione iniziale del piemontese era stata quella di trascinare gli avversari a rompere sin dall'inizio e ridurre dopo la sua andatura sino ad acquistare un alto margine di sicurezza per il prosieguo della sua corsa. E grazie a questa sua abilità che Cagno giunse primo al traguardo dei tre durissimi giri con un tempo di 9 ore 32'33" portando nel finale il suo vantaggio su Bablot a 50 minuti, dopo che questi in un rifornimento di fortuna aveva rimediato all'errore dei suoi meccanici. La «Itala» completava la sua affermazione con il terzo posto di Graziani, ma certamente era stato Cagno il protagonista abile e astuto. Basti pensare ad esempio come Fournier finì contro un parapetto rompendo il differenziale per contrastare Cagno e De Caters e Le BLON non avevano più gomme dopo averne cambiate innumerevoli. Dunque, una grande prova quella di Cagno che lo imponeva nello rango dei più grandi campioni del mondo di quel periodo. Le successive prodezze in America non avrebbero che confermato il successo della Targa; e quando nel 1908 lasciava le corse per passare agli aeroplani, Cagno era ormai un eccellente stilista. Quando riprendeva a gareggiare nel 1923 non aveva affatto; perso lo smalto degli anni migliori tanto da vincere quella spossante maratona della Leningrado-Mosca-Tiflis-Mosca. Insomma, sempre eccezionale pilota di fondo. La scuola di Cagno ha fatto epoca, tanto che dopo di lui sono nati altri grandi stilisti che ne imitarono le gesta -nelle più famose corse del mondo.
Pino Fondi (dal Numero Unico della 56^ Targa Florio Automobile Club Palermo)