BIANCHI
La Bianchi fu una delle prime grandi Case automobilistiche italiane, ma anche una delle meno conosciute dal grande pubblico, al quale erano assai più note le sue biciclette legate ai nomi di campioni leggendari come Fausto Coppi. Tutto ebbe inizio nel 1885 quando il ventenne Edoardo Bianchi aprì a Milano una piccola officina per la costruzione di velocipedi, carrozzelle per malati e strumenti di precisione. Il successo fu tale che, tre anni più tardi, fu necessario trasferirsi in un locale più ampio, dove si decise di incrementare soprattutto la produzione di biciclette. Edoardo Bianchi, tra l'altro, fu il primo in Italia ad adottare le gomme pneumatiche al posto di quelle piene. Secondo incerte fonti storiche, nel 1890 iniziarono i primi studi per un triciclo a motore che, comunque, vide la luce solo nel 1897, anno in cui venne costituita la società Edoardo Bianchi. La prima vera automobile (quindi, a 4 ruote) venne costruita invece nel 1899. Come per altre Case nazionali del tempo, queste prime realizzazioni della Bianchi risentirono profondamente dell'influenza della produzione francese: furono, quindi, veicoli leggeri, con telai tubolari e trasmissione ad albero cardanico. I motori furono mono e bicilindrici. Anche in questo caso il successo non mancò, tant'e che nel 1902 venne inaugurato un nuovo e moderno stabilimento. La produzione automobilistica poteva inoltre offrire ai clienti una gamma di modelli piuttosto articolata, con propulsori monocilindrici e a 4 cilindri e con i primi radiatori a nido d'ape. II 1° aprile 1905 la Edoardo Bianchi mutò la ragione sociale in Fabbrica Automobili e Velocipedi Edoardo Bianchi & C. In questo periodo venne assunto anche Giuseppe Merosi. Il futuro progettista delle Alfa disegnò per la Bianchi la 120 HP Corsa (4 cilindri, 8 litri di cilindrata, valvole in testa) che gareggiò nel 1907, con scarsa fortuna, alla Coppa Florio e al Kaiserpreis. Purtroppo il momento scelto dalla Bianchi per il debutto nelle competizioni non fu dei migliori. In quel periodo le Fiat, le Isotta Fraschini e le Mercedes erano praticamente imbattibili. Nonostante le sfortunate imprese sportive, l'attività automobilistica della Bianchi proseguiva a pieno regime, tanto che venne decisa la costruzione di un nuovo stabilimento. Il progetto si dimostro però molto più oneroso del previsto e rischiò di compromettere l'assetto societario. La situazione aziendale venne salvata da sostanziose commesse governative determinate dallo scoppio della I Guerra Mondiale: vennero costruiti, soprattutto, autoblindo e motori d'aviazione a 6 cilindri. Alla fine della guerra, l'industria automobilistica nazionale si trovò a fronteggiare una grave crisi economica e sociale. Per cercare di superare Il difficile momento, la Bianchi si dedicò alla costruzione di una vetturetta che soddisfacesse il maggior numero di clienti. Nacque, così, un'intera gamma di vetture con motori a 4 cilindri (Tipo 12 e Tipo 15), piuttosto leggere e, elemento decisivo per l'affermazione commerciale, di prezzo accessibile e con tassazione limitata. Nel 1922, sorprendendo il mondo del motore, la Bianchi decise di ritornare alle competizioni di velocità. In vista dell'importante GP d'Italia di quell'anno venne allestita una sofisticata vettura con motore a 4 cilindri di 1990 cm³, con doppia accensione e 2 alberi a camme in testa. La potenza massima fu di oltre 90 CV a 6000 giri/min. Un'altra caratteristica di questo modello fu il particolarissimo sistema di comando del freno a mano, agente solo sulle ruote anteriori. Purtroppo, come negli anni Dieci, l'entrata in lizza di Case più grandi (Fiat e Alfa Romeo) preclusero alla Bianchi la strada del successo. Sui fronte commerciale, nel 1925 la marca milanese presentò la 84 di 1300 cm³, presto affiancata dalla più potente S20 che, a causa del sistema fiscale del tempo, ebbe scarsa diffusione in Italia. Alla fine degli anni Venti, anche la Bianchi commise l'errore di altre ditte nazionali che volevano tentare di imitare, seppure in miniatura, quanto fatto dagli americani con gli 8 cilindri. Nacque così la S8, destinata quasi esclusivamente ai mercati d'esportazione. Purtroppo, Il crollo della Borsa di New York e la crisi economica mondiale che ne segui fecero naufragare miseramente il progetto. Diverso destino ebbe invece la S9, l'ultima Bianchi prodotta in grande serie. Presentata nel 1934, rimase in produzione fino allo scoppio della II Guerra Mondiale. AI termine del conflitto, Edoardo Bianchi, ormai ottantenne, decise di abbandonare il settore automobilistico per concentrare tutte le forze della società soprattutto nei settori ciclistici e motociclistici.